E’ possibile guardare all’Arte come ad una forma di conoscenza basata sulla crescita interiore,
sull’intuizione e sulla capacità di mettersi in relazione con la contemporaneità, che è un valore multidimensionale.
Una componente di questo valore è la comunicazione digitale, una realtà che si va affermando dalla seconda metà degli anni novanta
insieme alla crescente accessibilità all’ hardware ed al software che la rendono possibile.
L’utilizzo di queste tecnologie si manifesta anche attraverso la creatività e la soggettività dell’Arte.
 L'era tecnologica inaugura nuove opportunità per l'Arte e porta con sè la distinzione tra immigrato digitale e nativo digitale.

Il mio lavoro vuole rappresentare la testimonianza dell'ultima generazione di immigrati digitali. Un'umanità destinata a scomparire ma fatta di padri e madri della prima generazione di nativi che si affaccia sulla scena del mondo. E che lo cambierà.

DIGITALE: immigrato o nativo?

Grazie all'affermarsi di nuove tecnologie e al boom di internet a partire dalla seconda metà degli anni novanta, la realtà si arricchisce di una nuova dimensione, quella virtuale.
Nuovi mondi digitali ci raccontano un’umanità possibile, mentre l’arte oggi si nutre sempre più di film, musica e pubblicità. In questi nuovi scenari paradossalmente si fa più difficile il rapporto con ciò che è autentico, ma l’attività dell’artista contemporaneo può comunque confrontarsi con la complessità dell’essenza umana.
Nuovo parametro discriminante per l'umanità è la distinzione tra chi ancora conserva memoria del mondo prima dell'era di internet e dei cellulari,

l'immigrato digitale,

ed il popolo di coloro che sono cresciuti nell'era digitale, che si distinguerebbero per una particolare facilità nel gestire le nuove tecnologie rispetto agli immigrati digitali:

il nativo digitale.

Per convenzione si stabilisce nel 1990 l'anno di nascita che fa da spartiacque tra immigrati e nativi digitali.

Mi sembra necessario incominciare a guardare  al mondo frutto delle tecnologie
guidati da realismo e senso di responsabilità, il che non esclude l'ottimismo.

Non può che essere così anche per il variegato panorama dell'Arte digitale, che è necessario valutare con nuova consapevolezza.

Roberto Amadi

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